Nella maggior parte dei casi, è stato
riscontrato che le persone con intestino "irritabile" hanno un nemico
comune: lo stress psicologico, spesso accompagnato da stati
di ansia e di agitazione.
Gli eventi stressanti, infatti, tendono ad acuire i dolori gastrointestinali.
Allo stress si collegano anche alcune cattive abitudini che caratterizzano
il nostro stile di vita: viviamo assecondando un ritmo frenetico e trascuriamo
il nostro benessere.
Tra le cattive abitudini, rientrano tutte quelle legate all’alimentazione,
cui non poniamo attenzione, commettendo comunissimi errori comportamentali,
quali:
- mangiare in fretta;
- mangiare in piedi;
- mangiare in una situazione non tranquilla (in mezzo al rumore o al traffico);
- fare la pausa pranzo sistematicamente alla scrivania, di fronte al computer;
- mangiare rapidamente mentre si continua a lavorare.
Tra gli errori legati alla dieta che influiscono sulla "irritabilità" dell’intestino,
i più comuni sono:
- eccesso nel consumo di grassi;
- apporto di fibra insufficiente o non corretto;
- scarsa assunzione di liquidi.
Altra pessima abitudine è la sedentarietà, che di solito
attribuiamo alla mancanza di tempo. Anche la tendenza a non assecondare lo stimolo
della defecazione per “motivi sociali” (l’imbarazzo o il rifiuto
di utilizzare un bagno “estraneo” quando si trascorre molto tempo
fuori casa) può contribuire.
Altre cause possono influire sull’"irritabilità" dell’intestino.
Anche alcuni farmaci possono risultare "irritanti" per l’intestino.
Gli antibiotici, per esempio, possono alterare la flora batterica intestinale,
presente proprio nel colon e costituita da migliaia di microrganismi che proteggono
il nostro sistema immunitario e contribuiscono alla regolarità delle funzioni
intestinali.
Pare esista anche una “predisposizione” all'intestino "irritabile", dovuta a fattori genetici o a una sorta di ”eccessiva sensibilità”. |